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A volte gli eventi hanno un pessimo senso dell'umorismo.

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A volte gli eventi hanno un pessimo senso dell'umorismo.

Messaggioda Haku_4 » 22/09/2016, 11:20

Era l'inizio di una nuova giornata,
Il sole era alto, gli uccellini cinguettano e i primi pendolari avevano iniziato a muoversi nella città che pian piano aveva iniziato a svegliarsi.
Beh di questo a Mikoto poco importava, alzandosi dal letto solo per tirare giù la tappparella che si era dimenticato di abbassare, facendo ricadere nella propria stanza il buio più assoluto, per poi rinfilarsi sotto le coperte e riprendere a dormire.
Nessun problema o preoccupazione l'avevano anche solo sfiorato, mentre ricadeva nel dolce oblio da cui il sole lo aveva strappato.
Fu solo diverse ore più tardi, quando la sua porta di casa venne presa a letteralmente a martellate che finalmente si svegliò.
"mhm"
Disse solo prima di alzarsi per poi dirigersi esattamente così com'era, verso la porta di ingresso da dove veniva tutto quel baccano, aprendo la porta già sapendo in realtà chi ci fosse dietro. C'era solo una persona in tutto il palazzo che aveva il fegato di bussare così alla sua porta; ovvero la signora anziana che viveva davanti al suo appartamento, nonché proprietaria della casa e beneficiaria del suo affitto.
"mhn"
E' tutto quello che dice mentre con sguardo assonnato osserva l'anziana signora che dopo avergli dato il buon giorno gli intimava di pagargli i soldi dell'affitto.
'ah già, l'affitto'
Si ritrovò a pensare, biascicando appena "un attimo" prima di dirigersi verso il tavolo della cucina dove aveva lasciato la busta con i soldi come promemoria, dimenticandosene come ogni fine mese. prese i soldi, la mente ormai completamente sveglia prima di tornare dalla signora porgendogli la busta.
Era una vecchina simpatica in effetti, che non sembrava per nulla intimidita dalla sua presenza o i suoi modi di fare, arrivando addirittura a minacciarlo di sfratto quando era in ritardo con i pagamenti.
"Grazie"
Lo ringraziò facendo dietro front verso il suo appartamento per poi girarsi come se fosse stata colta da un ripensamento "la prossima volta vedi di essere più presentabile, vuoi farmi forse morire di infarto?"
In effetti non si era reso conto di aver aperto la porta con solo i pantaloni della tuta pericolosamente allentati sui fianchi, e null'altro. Beh non che fosse la prima volta.
"Come se ciò fosse possibile"
Sorrise, prima di richiudere la porta, aveva davvero bisogno di una doccia e probabilmente di cercarsi un nuovo lavoro.

Scese in strada qualcosa come una quarantina di minuti dopo, ben sveglio e con tutti i vestiti e i capelli al loro posto mentre si aggirava per le strade della città con tutta calma,mescolandosi tra la gente come se fosse uno di loro, ignorando qualsiasi cosa gli passasse sotto il naso di 'non ordinario', non volendo attirare l'attenzione di nessuno più di quanto già la sua sola presenza non stesse facendo.
Era quasi l'ora di pranzo ormai, ma ancora non aveva fame, più preoccupato di trovare un tabacchi aperto dopo essersi accorto che aveva finito le sigarette.

Dio, tutto il suo corpo prudeva solo per poterne fumare una.




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Haku_4
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Re: A volte gli eventi hanno un pessimo senso dell'umorismo.

Messaggioda Keylee » 28/09/2016, 22:48

Si alzò dal cartone su cui aveva dormito quella notte, attento a non svegliare gli altri senza tetto presenti in quel deposito abbandonato che oramai avevano adibito a “casa”.
Arrivato sulla terra non aveva idea di quello che avrebbe dovuto fare perciò dopo giorni di vagabondaggio, disorientato e affamato, si era diretto in una chiesa. È la casa di nostro Padre sulla terra, gli avevano detto i suoi fratelli, è li ce si riuniscono i suoi fedeli. Qui, l’angelo ha imparato la prima lezione sull’umanità: non tutti sono capaci di aiutare il prossimo. Le madri hanno portato via di fretta i figli, gli uomini lo hanno evitato, ed il parroco gli ha chiuso la porta in faccia. Ma non ha perso la speranza, questo mai.
Ha fede nel disegno che Dio ha per lui perciò ha atteso e, grazie alla sua pazienza, ha imparato la seconda lezione: la bontà di cuore piò essere trovata dove uno meno se lo aspetta. Nel suo caso sono stati due poveracci come lui ad aiutarlo; hanno diviso con lui il poco cibo che avevano e gli anno offerto la loro acqua, aiutandolo a risistemarsi. Uno dei due era giovane e malato, sempre in cerca di “roba”. Aniel non sapeva cosa fosse questa fantomatica roba che cercava, sapeva solo ce, un giorno, aveva smesso di tornare al capannone, lasciando li una chitarra. Gli aveva insegnato a suonarla, almeno, e aveva deciso di continuare ad usarla al posto suo.
Posò gli occhi sull’oggetto, riposto in un angolo del capannone e dopo averlo preso uscì. Non gli ci volle molto per arrivare in città e appena trovò la via principale si sedette accanto alla porta di un bar e si mise a suonare.
Aveva imparato abbastanza in fretta a suonarla, perciò aveva deciso di mettere a frutto la cosa per racimolare qualche spicciolo. Non aveva bisogno di grandi cose per sopravvivere e, anche se non gli sarebbe dispiaciuto qualche vestito pulito, i soldi che guadagnava in giornata erano abbastanza per comprarsi il cibo.
Si guarda intorno: all’alba le strade non sono ancora affollate e gli unici che passano di li sono i lavoratori. Troppo di fretta, per interessarci a lui, lasciano nella custodia tutto quello che trovano nelle tasche e che gli capita sotto tiro. Osserva, fino ad ora, il suo “bottino” ed è felice di trovarvi anche qualche spicciolo, oltre a bottoni e scontrini. Non gli pesa passare inosservato e ad ognuno di essi augura una benedizione; si chiede se suo padre lo ascolti quando lo fa, e lo spera: desidera aiutare quelle persone che, seppur distrattamente, hanno contribuito a rendere la sua giornata migliore.


Le ore passano, ed Aniel suona. Alcuni si fermano per ascoltarlo, altri lo guardano con sufficienza, altri ancora gli passano davanti senza nemmeno notarlo. Uno sembrò studiarlo per qualche secondo mentre si tastava le tasche e, non avendo trovato nulla, gli buttò nella custodia uno strano bastoncino. Posa lo strumento al suo fianco e lo prende in mano, osservandolo con espressione corrucciata. Ne aveva già viste in giro di quelle cose, sigarette se non ricordava male, eppure non gli era mai venuto in mente di provarne una. A dirla tutta, non era nemmeno sicuro d sapere come fare ad usarla…
Tutti i suoi pensieri, però, passarono in secondo piano in pochi secondi. Gli occhi si allargano ed i muscoli si tendono, già pronti a scattare all’attacco.
Demone.
Potrebbe riconoscere l’aura di quegli esseri ovunque. Alza il viso dall’oggetto che stava esaminando per osservare un “uomo” dai capelli rossi a pochi metri da dove si trova lui. L’espressione concentrata del viso si tramuta in sospetto, mentre vede la figura avvicinarsi.
Si chiede se anche l’altro possa sentire la sua presenza…


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Spoiler: show
Perdonami per il ritardo, sono stata un po' impegnata ultimamente >.<
Keylee
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Re: A volte gli eventi hanno un pessimo senso dell'umorismo.

Messaggioda Haku_4 » 30/09/2016, 16:45

Entrò nel negozio, aspettando con pazienza il proprio turno, per poi uscirne qualche minuto dopo, il pacchetto nuovo ancora sigillato, riprendendo il cammino.
Scartò la plastica,e il sigillo del pacchetto estraendone smanioso una portandosela alle labbra, non gli piaceva camminare tra la folla, ma anche così andava bene ora che con un gesto secco di uno zippo aveva acceso il rimedio migliore scoperto fino a quel momento per rilassarlo. Continuò la propria passeggiata senza fretta, gustandosi a pieno l'amaro gusto del tabacco mentre la nicotina entrava lentamente in circolo con un sospiro.
Al bar di Nick dopotutto era vietato fumare.
Una volta giunto dentro avrebbe potuto trovare del cibo, una buona chiaccherata e magari con un po' di fortuna un po' di lavoro.
Di buon umore girò l'angolo, giusto in tempo per catturare con le orecchie il suono di una chitarra. Era ancora lontano,ma indovinò che il suono provenisse proprio accanto al luogo dove era diretto.
'Strano'
Pensò, era insolito che un musicista si esibisse per strada in luoghi nuovi anche se dovette ammettere che aveva scelto bene, dopotutto quella era una delle strade più trafficate della città.
Si fece largo con tutta calma, emergendo docilmente dalla folla quando finalmente lo percepì.
Un angelo.
Non che gli importasse men che meno, ma era oltremodo seccante.
Non appena fu in grado di scorgerlo chiaramente sul lato della strada con una chitarrra in mano iniziò ad analizzare la situazione.
Le vecchie abitudini.
Non voleva guai Mikoto, anche se il pensiero di una nuova lotta sembrava una proposta allettante dovette ammettere a malincuore che non ne valesse la pena.
Avrebbe attirato troppa attenzione, lui che aveva passato anni cercando di mantenere un basso profilo senza mai farsi coinvolgere in niente.
Screzi, litigi, guerre.
Avevano passato secoli a combattersi e ad uccidersi a vicenda alla fine solo per diversi punti di vista e rappresaglie varie.
Ed era pronto a scommettere che molti di loro ancora coinvolti da entrambe le fazioni ormai non si ricordassero più il reale motivo di tutto quel combattere.
Era stata una questione di principio all'inizio e poi beh era un modo come un altro per scacciare la noia, o almeno per quel che lo riguardava.
La violenza richiamava altra violenza e via via trascinando tutti in un vortice senza fine di morti.
Quasi gli venne da ridere.
Quasi.
L'aveva già detto no? che non voleva guai.
Se si fosse scoperto troppo avrebbe trovato file di angeli agguerriti davanti alla sua porta di casa, altro che la vecchina dell'affitto, costringendolo prima o poi a cambiare casa.
Di nuovo.
Lo ignorò completamente.
Sfiorando appena l'orecchino posto al proprio orecchio in un gesto involontario, quando lo vide indirizzargli un occhiata sospettosa più per accertarsi che l'orecchino fosse al proprio posto,per accertarsi che non lo avesse riconosciuto malgrado indubbiamente avesse attirato la sua attenzione prima di superarlo, senza degnarlo di un secondo sguardo, entrando ora che aveva terminato la sua sigaretta, nel bar.
"Oh, Mikoto!"
Lo salutò subito il barman dietro al bancone, invitandolo a sedersi su uno degli alti sgabelli in legno laccato, intagliato finemente.
"Ciao Nick"
Lo salutò a sua volta, quando si accomodò sulla sedia con un sospiro.
"Che cosa ti porto oggi?"
Chiese amichevole il giovane, i capelli lunghi e biondi raccolti ordinatamente in un'alta coda di cavallo.
"Il piatto del giorno andrà bene"
Disse pacato appoggiando uno dei gomiti sul bancone per poter appoggiare in seguito la testa contro il palmo della propria mano.
"Arriva subito"
Cinguettò gioioso il biondo, prima di commissionare l'ordine direttamente in cucina riapparendo poi qualche minuto dopo con una tovaglietta, un bicchiere e le posate per la ristorazione, insieme ad un foglietto dalla calligrafia ordinata su cui vi erano appuntati quello per cui Mikoto aveva camminato tanto per ottenere: incarichi di lavoro.
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